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Nelle ultime ore si sta diffondendo sui social l’indiscrezione secondo cui il Venezuela potrebbe aver accumulato, negli anni, una riserva “occulta” di Bitcoin nell’ordine di 600.000 $BTC una cifra che, se confermata, collocherebbe Caracas tra i maggiori detentori della prima crypto al mondo. La community sembra prendere questo scenario seriamente in considerazione. Del resto, il governo degli Stati Uniti aveva accusato già diversi anni fa l’ex-presidente venezuelano Nicolás Maduro di aver accumulato miliardi di dollari in proventi petroliferi, riserve auree e altri asset statali, sottraendoli ai circuiti finanziari tradizionali. E secondo alcune fonti anonime in queste “riserve” rientrerebbe anche $BTC per eludere il controllo del Tesoro USA. Tra il 2018 e il 2020, il Venezuela avrebbe liquidato circa 73 tonnellate d’oro, per un valore stimato all’epoca di $2,7 miliardi. Secondo un report di Whale Hunting, quel valore sarebbe stato successivamente trasformato in circa 400.000 $BTC La restante parte della presunta riserva deriverebbe invece da proventi petroliferi più recenti. Nel corso del 2025, secondo queste ricostruzioni, il Venezuela avrebbe regolato fino all’80% delle esportazioni di greggio utilizzando Tether, per poi convertire i fondi in Bitcoin allo scopo di evitare congelamenti e sequestri legati alle sanzioni. Nel complesso, le stime più speculative parlano di un patrimonio crypto compreso tra 600.000 e 660.000 BTC, per un valore teorico tra $56 e $67 miliardi ai prezzi attuali #venezuelaattacked #VenezuelaTensions
Nelle ultime ore si sta diffondendo sui social l’indiscrezione secondo cui il Venezuela potrebbe aver accumulato, negli anni, una riserva “occulta” di Bitcoin nell’ordine di 600.000 $BTC una cifra che, se confermata, collocherebbe Caracas tra i maggiori detentori della prima crypto al mondo.

La community sembra prendere questo scenario seriamente in considerazione.

Del resto, il governo degli Stati Uniti aveva accusato già diversi anni fa l’ex-presidente venezuelano Nicolás Maduro di aver accumulato miliardi di dollari in proventi petroliferi, riserve auree e altri asset statali, sottraendoli ai circuiti finanziari tradizionali. E secondo alcune fonti anonime in queste “riserve” rientrerebbe anche $BTC per eludere il controllo del Tesoro USA.

Tra il 2018 e il 2020, il Venezuela avrebbe liquidato circa 73 tonnellate d’oro, per un valore stimato all’epoca di $2,7 miliardi. Secondo un report di Whale Hunting, quel valore sarebbe stato successivamente trasformato in circa 400.000 $BTC

La restante parte della presunta riserva deriverebbe invece da proventi petroliferi più recenti. Nel corso del 2025, secondo queste ricostruzioni, il Venezuela avrebbe regolato fino all’80% delle esportazioni di greggio utilizzando Tether, per poi convertire i fondi in Bitcoin allo scopo di evitare congelamenti e sequestri legati alle sanzioni.

Nel complesso, le stime più speculative parlano di un patrimonio crypto compreso tra 600.000 e 660.000 BTC, per un valore teorico tra $56 e $67 miliardi ai prezzi attuali #venezuelaattacked #VenezuelaTensions
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Nicolás Maduro is in U.S. custody. In the early hours of Saturday morning, Delta Force operators dragged the Venezuelan president and his wife from their bedroom in Caracas and flew them to the USS Iwo Jima, now steaming toward New York where Maduro will face drug trafficking and weapons charges in federal court. But as Washington celebrates the most dramatic U.S. military operation in Latin America since the 1989 Panama invasion, a more urgent question is emerging in intelligence circles: Where is the money? For years, Maduro and his inner circle systematically looted Venezuela—billions in oil revenue, gold reserves, and state assets—and, according to sources with direct knowledge of the operation, converted much of it into cryptocurrency. The man who allegedly orchestrated that conversion, who built the shadow financial architecture that kept the regime alive under crushing sanctions, is not on that ship. His name is Alex Saab. And he may be the only person on Earth who knows how to access what sources estimate could be as much as $60 billion in Bitcoin—a figure that, if verified, would make the Maduro regime's hidden fortune one of the largest cryptocurrency holdings on the planet, rivaling MicroStrategy and potentially exceeding El Salvador's entire national reserve. The claim comes from HUMINT sources and has not been confirmed through blockchain analysis, but the underlying math is provocative. Venezuela exported 73.2 tons of gold in 2018 alone — roughly $2.7 billion at the time. If even a fraction of that was converted to Bitcoin when prices hovered between $3,000 and $10,000, and held through the 2021 peak of $69,000, the returns would be staggering. Sources familiar with the operation describe a systematic effort to convert gold proceeds into cryptocurrency through Turkish and Emirati intermediaries, then move the assets through mixers and cold wallets beyond the reach of Western enforcement. The keys to those wallets, sources say, are held by a small circle of trusted operatives—with Saab at the center. #VenezuelaTensions
Nicolás Maduro is in U.S. custody. In the early hours of Saturday morning, Delta Force operators dragged the Venezuelan president and his wife from their bedroom in Caracas and flew them to the USS Iwo Jima, now steaming toward New York where Maduro will face drug trafficking and weapons charges in federal court.

But as Washington celebrates the most dramatic U.S. military operation in Latin America since the 1989 Panama invasion, a more urgent question is emerging in intelligence circles: Where is the money?

For years, Maduro and his inner circle systematically looted Venezuela—billions in oil revenue, gold reserves, and state assets—and, according to sources with direct knowledge of the operation, converted much of it into cryptocurrency. The man who allegedly orchestrated that conversion, who built the shadow financial architecture that kept the regime alive under crushing sanctions, is not on that ship.

His name is Alex Saab. And he may be the only person on Earth who knows how to access what sources estimate could be as much as $60 billion in Bitcoin—a figure that, if verified, would make the Maduro regime's hidden fortune one of the largest cryptocurrency holdings on the planet, rivaling MicroStrategy and potentially exceeding El Salvador's entire national reserve.

The claim comes from HUMINT sources and has not been confirmed through blockchain analysis, but the underlying math is provocative. Venezuela exported 73.2 tons of gold in 2018 alone — roughly $2.7 billion at the time. If even a fraction of that was converted to Bitcoin when prices hovered between $3,000 and $10,000, and held through the 2021 peak of $69,000, the returns would be staggering.

Sources familiar with the operation describe a systematic effort to convert gold proceeds into cryptocurrency through Turkish and Emirati intermediaries, then move the assets through mixers and cold wallets beyond the reach of Western enforcement. The keys to those wallets, sources say, are held by a small circle of trusted operatives—with Saab at the center. #VenezuelaTensions
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3rd of January, 17 years from first block $BTC
3rd of January, 17 years from first block $BTC
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$BTC può ancora competere con l’oro? L’ennesimo ATH dell’oro, in concomitanza a un trend ribassista di Bitcoin che non sembra trovare appigli di inversione, ha riacceso un dibattito storico sui due ormai classici “beni rifugio” e sulla possibilità che BTC possa vincere la battaglia di “migliore riserva di valore”. L’oro ha registrato un rialzo superiore al 70% nel 2025, spingendosi verso nuovi massimi storici in area $4.500 l’oncia, mentre Bitcoin fatica ancora intorno agli $87k, con un -30% rispetto ai massimi più recenti. Da secoli, l’oro rappresenta il principale asset di difesa nei momenti di incertezza dei mercati. Anche in questa fase, la domanda è sostenuta dall’aumento delle tensioni geopolitiche, dai timori sull’inflazione e dalle aspettative di futuri tagli ai tassi di interesse. Banche centrali e grandi istituzioni hanno intensificato gli acquisti, rafforzando ulteriormente il ruolo del metallo come bene rifugio. Questo flusso di capitale ha spinto i prezzi a livelli record, consolidando la percezione dell’oro come “sicurezza” per il capitale nei periodi di volatilità. Bitcoin, invece, ha subito nuove pressioni in vendita, e si muove da settimane in una fase di lateralizzazione. #BTCVSGOLD
$BTC può ancora competere con l’oro?

L’ennesimo ATH dell’oro, in concomitanza a un trend ribassista di Bitcoin che non sembra trovare appigli di inversione, ha riacceso un dibattito storico sui due ormai classici “beni rifugio” e sulla possibilità che BTC possa vincere la battaglia di “migliore riserva di valore”.

L’oro ha registrato un rialzo superiore al 70% nel 2025, spingendosi verso nuovi massimi storici in area $4.500 l’oncia, mentre Bitcoin fatica ancora intorno agli $87k, con un -30% rispetto ai massimi più recenti.

Da secoli, l’oro rappresenta il principale asset di difesa nei momenti di incertezza dei mercati. Anche in questa fase, la domanda è sostenuta dall’aumento delle tensioni geopolitiche, dai timori sull’inflazione e dalle aspettative di futuri tagli ai tassi di interesse. Banche centrali e grandi istituzioni hanno intensificato gli acquisti, rafforzando ulteriormente il ruolo del metallo come bene rifugio.

Questo flusso di capitale ha spinto i prezzi a livelli record, consolidando la percezione dell’oro come “sicurezza” per il capitale nei periodi di volatilità. Bitcoin, invece, ha subito nuove pressioni in vendita, e si muove da settimane in una fase di lateralizzazione. #BTCVSGOLD
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Il secondo Q4 peggiore della storia Alla grande festa del Gold e del Silver, targata 2025, il grande assente è stato senza dubbio $BTC . Le cose, infatti, sono cambiate in fretta. Ad inizio anno, pochi mesi dopo la vittoria di Trump, i mercati crypto avevano iniziato un rally dalle enormi aspettative e che oggi, per molti, risultano tradite. Dal prezzo di inizio anno, BTC è cresciuto sino ad un picco del +35% ma poi, a partire da ottobre, qualcosa è cambiato. L’evento di liquidazione del 10 ottobre, senza dubbio, ha creato uno spartiacque nel mercato, creando la più grande liquidazione della storia nel mercato crypto. Ad oggi, a quasi tre mesi di distanza, l’impatto partito da quella data, sta portando una chiusura del 2025 addirittura negativa per il prezzo. Ai prezzi attuali, in area $87/88.000 dollari, la candela annuale di BTC non solo non mostra forza ma anzi, mostra una debolezza che si traduce in un -6% rispetto ai circa $93.000 dollari del primo gennaio. Come riportato da Coinglass, infatti, il q4 attuale, con un -22.5%, si appresta ad essere il secondo peggiore di sempre, preceduto solamente dall’ultimo trimestre del 2018. I dubbi restano quindi molteplici. Cosa ci aspetta veramente nel 2026? #BTCVSGOLD
Il secondo Q4 peggiore della storia

Alla grande festa del Gold e del Silver, targata 2025, il grande assente è stato senza dubbio $BTC . Le cose, infatti, sono cambiate in fretta. Ad inizio anno, pochi mesi dopo la vittoria di Trump, i mercati crypto avevano iniziato un rally dalle enormi aspettative e che oggi, per molti, risultano tradite.

Dal prezzo di inizio anno, BTC è cresciuto sino ad un picco del +35% ma poi, a partire da ottobre, qualcosa è cambiato. L’evento di liquidazione del 10 ottobre, senza dubbio, ha creato uno spartiacque nel mercato, creando la più grande liquidazione della storia nel mercato crypto.

Ad oggi, a quasi tre mesi di distanza, l’impatto partito da quella data, sta portando una chiusura del 2025 addirittura negativa per il prezzo. Ai prezzi attuali, in area $87/88.000 dollari, la candela annuale di BTC non solo non mostra forza ma anzi, mostra una debolezza che si traduce in un -6% rispetto ai circa $93.000 dollari del primo gennaio.

Come riportato da Coinglass, infatti, il q4 attuale, con un -22.5%, si appresta ad essere il secondo peggiore di sempre, preceduto solamente dall’ultimo trimestre del 2018. I dubbi restano quindi molteplici. Cosa ci aspetta veramente nel 2026?
#BTCVSGOLD
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Mentre il mercato soffre la debolezza di dicembre, il token UNI di Uniswap, il più grande dex sul mercato, schizza a rialzo del +20% e torna sui livelli di prezzo più alti dell’ultimo mese. Cosa ha permesso a UNI di differenziarsi dal mercato? La risposta, quantomeno sulla carta, è semplice. Dopo anni di dibattiti, la proposta più rivoluzionaria per il protocollo è ufficialmente live e le votazioni sono aperte. Si tratta della proposta di governance chiamata “UNIfication“, pubblicata il 18/12 le cui votazioni saranno aperte fino al 25/12. Il consenso, sin da subito, è schiacciante. Oltre il 95% dei membri votanti, con oltre 34 milioni di UNI, ha espresso consenso per il SI, il 4.2% ha votato per astenersi ed i restanti voti, pari a meno dell’1% hanno votato per il NO. Prima dell’approvazione definitiva, tuttavia, è richiesto un quorum di 40.000.000 di token UNI votanti per il SI. Il fulcro della proposal, infatti, è l’attivazione del tanto discusso Fee Switch. Con il nuovo modello, una percentuale delle fees pagate dai trader verranno trattenute, e dedicate all’acquisto di token UNI ed al conseguente burn, creando così pressione d’acquisto per il token e conseguente riduzione dell’offerta circolante. #uniswapburn #uniswap
Mentre il mercato soffre la debolezza di dicembre, il token UNI di Uniswap, il più grande dex sul mercato, schizza a rialzo del +20% e torna sui livelli di prezzo più alti dell’ultimo mese.

Cosa ha permesso a UNI di differenziarsi dal mercato? La risposta, quantomeno sulla carta, è semplice. Dopo anni di dibattiti, la proposta più rivoluzionaria per il protocollo è ufficialmente live e le votazioni sono aperte. Si tratta della proposta di governance chiamata “UNIfication“, pubblicata il 18/12 le cui votazioni saranno aperte fino al 25/12.

Il consenso, sin da subito, è schiacciante. Oltre il 95% dei membri votanti, con oltre 34 milioni di UNI, ha espresso consenso per il SI, il 4.2% ha votato per astenersi ed i restanti voti, pari a meno dell’1% hanno votato per il NO. Prima dell’approvazione definitiva, tuttavia, è richiesto un quorum di 40.000.000 di token UNI votanti per il SI.

Il fulcro della proposal, infatti, è l’attivazione del tanto discusso Fee Switch. Con il nuovo modello, una percentuale delle fees pagate dai trader verranno trattenute, e dedicate all’acquisto di token UNI ed al conseguente burn, creando così pressione d’acquisto per il token e conseguente riduzione dell’offerta circolante. #uniswapburn #uniswap
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Hayes contro l’analisi “ciclica” In coda a visione sempre più popolare nella community crypto, anche Arthur Hayes (analista punto di riferimento per i più bullish) se l’è presa con uno dei pilastri dell’analisi crypto, ovvero l’idea che l’halving scandisca a cicli di 4 anni le fasi rialziste e ribassiste di Bitcoin. Secondo Hayes, il futuro di Bitcoin dipenderebbe sempre meno da un ciclo quadriennale e sempre di più da un altro fattore: la liquidità globale. O, in altre parole, la velocità con cui “nuovi” dollari vengono creati in rapporto al modo in cui questi vengono “venduti” al pubblico. La politica monetaria moderna sarebbe diventata un vero e proprio “gioco linguistico”. Nuovi acronimi, nuove sigle e strumenti tecnici servono a mascherare la natura inflattiva delle politiche monetarie, mantenendo i mercati finanziari in equilibrio senza esporsi apertamente al costo politico dell’inflazione. Hayes fa risalire questa dinamica al periodo appena successivo alla crisi finanziaria del 2008. A partire da marzo 2009 gli asset rischiosi sarebbero riusciti a sfuggire a quella che definisce una “trappola deflattiva”. Indici azionari come S&P 500 e Nasdaq 100, insieme a oro e Bitcoin, hanno registrato rendimenti straordinari grazie all’enorme immissione di liquidità da parte delle banche centrali. #Hayes
Hayes contro l’analisi “ciclica”

In coda a visione sempre più popolare nella community crypto, anche Arthur Hayes (analista punto di riferimento per i più bullish) se l’è presa con uno dei pilastri dell’analisi crypto, ovvero l’idea che l’halving scandisca a cicli di 4 anni le fasi rialziste e ribassiste di Bitcoin.

Secondo Hayes, il futuro di Bitcoin dipenderebbe sempre meno da un ciclo quadriennale e sempre di più da un altro fattore: la liquidità globale. O, in altre parole, la velocità con cui “nuovi” dollari vengono creati in rapporto al modo in cui questi vengono “venduti” al pubblico.

La politica monetaria moderna sarebbe diventata un vero e proprio “gioco linguistico”. Nuovi acronimi, nuove sigle e strumenti tecnici servono a mascherare la natura inflattiva delle politiche monetarie, mantenendo i mercati finanziari in equilibrio senza esporsi apertamente al costo politico dell’inflazione.

Hayes fa risalire questa dinamica al periodo appena successivo alla crisi finanziaria del 2008. A partire da marzo 2009 gli asset rischiosi sarebbero riusciti a sfuggire a quella che definisce una “trappola deflattiva”. Indici azionari come S&P 500 e Nasdaq 100, insieme a oro e Bitcoin, hanno registrato rendimenti straordinari grazie all’enorme immissione di liquidità da parte delle banche centrali.

#Hayes
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The Czech central bank said it had bought $1 million of $BTC and other blockchain-based digital assets to gain experience with digital markets, and will evaluate the project in two to three years. The portfolio is mostly made up of bitcoins, but also includes U.S. dollar-based stablecoins and a tokenised deposit, all bought through a regulated exchange it said, without giving specifics on the market used or exact assets. "The purpose of the portfolio is to gain practical experience with holding digital assets and to implement and test the necessary related processes," the bank said. #Czech_National_Bank
The Czech central bank said it had bought $1 million of $BTC and other blockchain-based digital assets to gain experience with digital markets, and will evaluate the project in two to three years.

The portfolio is mostly made up of bitcoins, but also includes U.S. dollar-based stablecoins and a tokenised deposit, all bought through a regulated exchange it said, without giving specifics on the market used or exact assets.

"The purpose of the portfolio is to gain practical experience with holding digital assets and to implement and test the necessary related processes," the bank said. #Czech_National_Bank
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Dopo anni di attesa, il team di sviluppo di Uniswap ha ufficialmente presentato la proposta più attesa per il protocollo. Chiamata “UNIfication” e condivisa su X direttamente da Hayden Adams, fondatore del protocollo, la nuova proposta mira ad una serie di cambiamenti fondamentali per Uniswap. Sono molteplici le novità presentate. Tra le principali news c’è l’introduzione del Fee Switch: un meccanismo che consente di trattenere una percentuale delle fees pagate dai trader per effettuare buyback e burn del token $UNI. In parallelo, il team propone il burn retroattivo di 100 milioni di UNI dal tesoro, equivalenti alle fee che sarebbero state raccolte se il meccanismo fosse stato attivo fin dall’inizio. Una scelta strategica, che equivale, al prezzo attuale, ad un maxi burn dal valore di $830 milioni di dollari. Oltre ai cambiamenti e ai nuovi use-case per il token UNI, non mancano i cambiamenti dal lato tecnico. Il sistema prevede inoltre l’introduzione di nuovi smart contract (TokenJar e Firepit) che renderanno trasparente e programmabile la gestione delle fee su tutte le versioni del protocollo, dalla v2 a Unichain. #UniswapFoundation
Dopo anni di attesa, il team di sviluppo di Uniswap ha ufficialmente presentato la proposta più attesa per il protocollo.

Chiamata “UNIfication” e condivisa su X direttamente da Hayden Adams, fondatore del protocollo, la nuova proposta mira ad una serie di cambiamenti fondamentali per Uniswap.

Sono molteplici le novità presentate. Tra le principali news c’è l’introduzione del Fee Switch: un meccanismo che consente di trattenere una percentuale delle fees pagate dai trader per effettuare buyback e burn del token $UNI.

In parallelo, il team propone il burn retroattivo di 100 milioni di UNI dal tesoro, equivalenti alle fee che sarebbero state raccolte se il meccanismo fosse stato attivo fin dall’inizio. Una scelta strategica, che equivale, al prezzo attuale, ad un maxi burn dal valore di $830 milioni di dollari.

Oltre ai cambiamenti e ai nuovi use-case per il token UNI, non mancano i cambiamenti dal lato tecnico. Il sistema prevede inoltre l’introduzione di nuovi smart contract (TokenJar e Firepit) che renderanno trasparente e programmabile la gestione delle fee su tutte le versioni del protocollo, dalla v2 a Unichain.

#UniswapFoundation
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Il mondo degli investimenti sta cambiando e non solo per effetto della tecnologia. A modificare gli equilibri globali è una nuova classe di risparmiatori: i Millennials e la Generazione Z, i primi ad aver vissuto interamente l’era digitale. Le loro abitudini, sensibilità e priorità stanno ridisegnando il concetto stesso di “ricchezza”, influenzando i mercati e costringendo istituzioni finanziarie e gestori patrimoniali a ripensare strategie e linguaggi. Le difficoltà nell’accesso alla casa, la precarietà lavorativa e l’aumento del costo della vita hanno spinto molti giovani a cercare nuove forme di investimento, spesso più liquide, digitali e accessibili. Le piattaforme di trading online, gli ETF tematici e anche le criptovalute come $BTC sono diventati canali privilegiati per costruire, passo dopo passo, la propria indipendenza finanziaria. Le nuove generazioni non si limitano a investire in modo differente: pensano in modo diverso. Un tratto distintivo di Millennials e Gen Z è la centralità dei valori etici e ambientali nelle decisioni di investimento. L’attenzione alla sostenibilità, alla parità di genere e al rispetto dei diritti umani non è percepita come un optional, ma come parte integrante della performance di lungo termine. Questa sensibilità ha alimentato la crescita esponenziale dei fondi ESG (Environmental, Social, Governance) e dei green bond, strumenti che coniugano obiettivi finanziari e impatto sociale. Allo stesso tempo, cresce la cultura dell’educazione finanziaria fai-da-te, alimentata da canali YouTube, podcast e community online. Questo favorisce la diffusione di conoscenze, ma aumenta anche il rischio di disinformazione: non tutti i canali sono effettivamente validi. Secondo uno studio di Morgan Stanley, entro il 2030 i Millennials erediteranno oltre 70.000 miliardi di dollari a livello globale: il più grande trasferimento di ricchezza della storia. Ciò significa che i loro valori, abitudini e priorità diventeranno sempre più influenti. #Millennials #GenZ
Il mondo degli investimenti sta cambiando e non solo per effetto della tecnologia. A modificare gli equilibri globali è una nuova classe di risparmiatori: i Millennials e la Generazione Z, i primi ad aver vissuto interamente l’era digitale. Le loro abitudini, sensibilità e priorità stanno ridisegnando il concetto stesso di “ricchezza”, influenzando i mercati e costringendo istituzioni finanziarie e gestori patrimoniali a ripensare strategie e linguaggi.

Le difficoltà nell’accesso alla casa, la precarietà lavorativa e l’aumento del costo della vita hanno spinto molti giovani a cercare nuove forme di investimento, spesso più liquide, digitali e accessibili. Le piattaforme di trading online, gli ETF tematici e anche le criptovalute come $BTC sono diventati canali privilegiati per costruire, passo dopo passo, la propria indipendenza finanziaria.

Le nuove generazioni non si limitano a investire in modo differente: pensano in modo diverso. Un tratto distintivo di Millennials e Gen Z è la centralità dei valori etici e ambientali nelle decisioni di investimento. L’attenzione alla sostenibilità, alla parità di genere e al rispetto dei diritti umani non è percepita come un optional, ma come parte integrante della performance di lungo termine. Questa sensibilità ha alimentato la crescita esponenziale dei fondi ESG (Environmental, Social, Governance) e dei green bond, strumenti che coniugano obiettivi finanziari e impatto sociale.

Allo stesso tempo, cresce la cultura dell’educazione finanziaria fai-da-te, alimentata da canali YouTube, podcast e community online. Questo favorisce la diffusione di conoscenze, ma aumenta anche il rischio di disinformazione: non tutti i canali sono effettivamente validi.

Secondo uno studio di Morgan Stanley, entro il 2030 i Millennials erediteranno oltre 70.000 miliardi di dollari a livello globale: il più grande trasferimento di ricchezza della storia. Ciò significa che i loro valori, abitudini e priorità diventeranno sempre più influenti.
#Millennials #GenZ
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Eccoci arrivati ad un livello cruciale per $BTC , lo spartiacque tra il passato e il futuro, il livello di prezzo che abbiamo sognato per anni nel ciclo passato adesso è il nostro riferimento da non perdere. Un tempo i $100k erano un sogno e adesso sono l’ultimo baluardo di speranza, dovrebbe farci riflettere su come cambia la percezione di valore di un asset e cosa possiamo davvero chiamare crisi. Le oscillazioni di breve termine sono opportunità per chi sa come gestire emozioni, rischio e prese di profitto. Chi invece le subisce intensamente e si lascia prendere dalla paura ancora deve cogliere la natura di questo mercato. Perdere i 100.000$ ci catapulterebbe con rapidità tra i $96/93k, zone cruciali del periodo fine 2024 inizio 2025. Se i compratori non dovessero farsi sentire in questa zona, l’ultima ancora di salvezza sarebbe a quota 89.000$. Invece, rimanere sopra i 100.000$ ci dà speranza per potenziali retest di zone superiori. Analizzando a livello volumetrico il movimento partito il 10 di Ottobre, possiamo notare come 106.000$ (VAL) e i 111.000$ (POC) sono i primi due scalini da conquistare per una potenziale risalita. #BitcoinAnalysis
Eccoci arrivati ad un livello cruciale per $BTC , lo spartiacque tra il passato e il futuro, il livello di prezzo che abbiamo sognato per anni nel ciclo passato adesso è il nostro riferimento da non perdere.

Un tempo i $100k erano un sogno e adesso sono l’ultimo baluardo di speranza, dovrebbe farci riflettere su come cambia la percezione di valore di un asset e cosa possiamo davvero chiamare crisi.

Le oscillazioni di breve termine sono opportunità per chi sa come gestire emozioni, rischio e prese di profitto. Chi invece le subisce intensamente e si lascia prendere dalla paura ancora deve cogliere la natura di questo mercato.

Perdere i 100.000$ ci catapulterebbe con rapidità tra i $96/93k, zone cruciali del periodo fine 2024 inizio 2025. Se i compratori non dovessero farsi sentire in questa zona, l’ultima ancora di salvezza sarebbe a quota 89.000$.

Invece, rimanere sopra i 100.000$ ci dà speranza per potenziali retest di zone superiori. Analizzando a livello volumetrico il movimento partito il 10 di Ottobre, possiamo notare come 106.000$ (VAL) e i 111.000$ (POC) sono i primi due scalini da conquistare per una potenziale risalita.

#BitcoinAnalysis
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Secondo quanto è stato riportato da The Times of Central Asia e poi successivamente confermato, almeno in parte, da Bloomberg Law, il Kazakistan starebbe considerando la possibilità di convertire parte del Fondo Nazionale da oro e valute estere a criptovalute. È arrivata infatti una proposta da parte del vice alla National Bank, durante una sessione della camera bassa del parlamento kazako. Si parla per il momento di una proposta, che dovrebbe essere discussa con maggiore dovizia di particolari più avanti e che potrebbe rendere lo stato centro-asiatico uno dei più ricchi in termini di crypto. La proposta parte con il trasferimento degli asset digitati confiscati presso un nuovo fondo nazionale, affinché vengano utilizzati come riserva. Successivamente potrebbe esserci una conversione di parte delle riserve auree e di valuta pregiata estera proprio in crypto. Non sono state specificate per il momento quali crypto dovrebbero essere oggetto eventuale dell’acquisto. #Kazakistan
Secondo quanto è stato riportato da The Times of Central Asia e poi successivamente confermato, almeno in parte, da Bloomberg Law, il Kazakistan starebbe considerando la possibilità di convertire parte del Fondo Nazionale da oro e valute estere a criptovalute. È arrivata infatti una proposta da parte del vice alla National Bank, durante una sessione della camera bassa del parlamento kazako. Si parla per il momento di una proposta, che dovrebbe essere discussa con maggiore dovizia di particolari più avanti e che potrebbe rendere lo stato centro-asiatico uno dei più ricchi in termini di crypto.

La proposta parte con il trasferimento degli asset digitati confiscati presso un nuovo fondo nazionale, affinché vengano utilizzati come riserva. Successivamente potrebbe esserci una conversione di parte delle riserve auree e di valuta pregiata estera proprio in crypto. Non sono state specificate per il momento quali crypto dovrebbero essere oggetto eventuale dell’acquisto. #Kazakistan
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$BTC perde ancora terreno e si avvicina pericolosamente alla soglia dei 100.000 dollari. Per la precisione, al momento della scrittura ci troviamo a 101.000$ circa. Importantissimo recuperare i 102.500$ alla svelta. Tuttavia, la domanda sta dimostrando troppa poca forza: le perdite potrebbero ingolosire chi era alla ricerca di prezzi scontati. Al di sotto dei 100.000$, perché dobbiamo valutare anche lo scenario in cui si perde il livello, attenzione ai 97.000, possibile area di supporto. Dovremmo poi trovare un po’ di difese anche nell’area 94,5-95k. Altre coin e token principali tutte in rosso. In questi attimi difficili, bisogna rimanere fedeli alle proprie strategie ed è indispensabile limitare i danni. Agire d’impulso, guidati dalla paura o dalla FoMO (quest’ultima quando si sale) non è mai cosa buona. #BTCanalysis
$BTC perde ancora terreno e si avvicina pericolosamente alla soglia dei 100.000 dollari. Per la precisione, al momento della scrittura ci troviamo a 101.000$ circa.

Importantissimo recuperare i 102.500$ alla svelta. Tuttavia, la domanda sta dimostrando troppa poca forza: le perdite potrebbero ingolosire chi era alla ricerca di prezzi scontati.

Al di sotto dei 100.000$, perché dobbiamo valutare anche lo scenario in cui si perde il livello, attenzione ai 97.000, possibile area di supporto. Dovremmo poi trovare un po’ di difese anche nell’area 94,5-95k.

Altre coin e token principali tutte in rosso. In questi attimi difficili, bisogna rimanere fedeli alle proprie strategie ed è indispensabile limitare i danni. Agire d’impulso, guidati dalla paura o dalla FoMO (quest’ultima quando si sale) non è mai cosa buona. #BTCanalysis
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Nel panorama finanziario contemporaneo, poche rivalità hanno assunto un carattere tanto simbolico quanto quella tra $BTC e oro. Da una parte c’è il metallo prezioso che da millenni rappresenta una riserva di valore affidabile, mentre dall’altra c’è l’asset crypto diventato bandiera di una nuova finanza decentralizzata. In apparenza distanti, i due strumenti si sono ritrovati quasi fin da subito comparati sul terreno dei “beni rifugio”, ma gli ultimi mesi hanno mostrato che questa analogia, tanto seducente quanto semplificata, è oggi particolarmente sotto pressione. Ottobre 2025, infatti, è stato un mese rivelatore da questo punto di vista. Mentre l’oro registrava una delle sue migliori performance su base mensile, con un +10% in meno di quattro settimane, Bitcoin perdeva terreno, chiudendo in negativo di circa il 6%. Ma anche l’oro ha svelato di non essere alieno alla volatilità, con correzioni giornaliere mai viste. E c’è un dato sorprendente: quello per cui la correlazione tra i due asset è scesa quasi a zero, attestandosi intorno a 0,1. Questo valore segnala un disallineamento quasi totale tra le due curve di prezzo, smentendo l’idea (coltivata da molti sostenitori crypto) che Bitcoin rappresenti l’“oro digitale”.
Nel panorama finanziario contemporaneo, poche rivalità hanno assunto un carattere tanto simbolico quanto quella tra $BTC e oro. Da una parte c’è il metallo prezioso che da millenni rappresenta una riserva di valore affidabile, mentre dall’altra c’è l’asset crypto diventato bandiera di una nuova finanza decentralizzata.

In apparenza distanti, i due strumenti si sono ritrovati quasi fin da subito comparati sul terreno dei “beni rifugio”, ma gli ultimi mesi hanno mostrato che questa analogia, tanto seducente quanto semplificata, è oggi particolarmente sotto pressione.

Ottobre 2025, infatti, è stato un mese rivelatore da questo punto di vista. Mentre l’oro registrava una delle sue migliori performance su base mensile, con un +10% in meno di quattro settimane, Bitcoin perdeva terreno, chiudendo in negativo di circa il 6%. Ma anche l’oro ha svelato di non essere alieno alla volatilità, con correzioni giornaliere mai viste.

E c’è un dato sorprendente: quello per cui la correlazione tra i due asset è scesa quasi a zero, attestandosi intorno a 0,1. Questo valore segnala un disallineamento quasi totale tra le due curve di prezzo, smentendo l’idea (coltivata da molti sostenitori crypto) che Bitcoin rappresenti l’“oro digitale”.
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Dopo il discorso di Jerome Powell post FOMC, i mercati sono piombati in uno stato di incertezza. A farne le spese sono soprattutto le crypto con diversi punti percentuali lasciati per strada. Sui 7 giorni, $BTC si deprezza solo dell’1,2%. Tuttavia, sul mensile siamo sotto del 5,5%. Lo scenario potrebbe complicarsi ulteriormente. Rompere con convinzione al di sotto dei $108.000 aumenterebbe notevolmente le probabilità di ritornare al di sotto dei 100.000$, dove molta liquidità è in attesa. Eh sì, tutto vero: c’è la possibilità di togliere uno zero dalla valutazione e rimettere piede nel territorio a cinque cifre. Questa zona centrale è il punto di equilibrio nel quale si stanno concentrando le oscillazioni infrasettimanali: saremo in grado di rompere gli estremi di questa lateralizzazione? Tutti noi ovviamente auspichiamo ad una rottura rialzista. Questa consisterebbe in una conquista progressiva prima dei 115.000$ e successivamente dei 119.000 dollari. Tuttavia, dobbiamo guardare in faccia la realtà: stagionalità e flussi di mercato non sono dalla nostra parte, servirebbe davvero un miracolo. #BitcoinAnalysis
Dopo il discorso di Jerome Powell post FOMC, i mercati sono piombati in uno stato di incertezza. A farne le spese sono soprattutto le crypto con diversi punti percentuali lasciati per strada.

Sui 7 giorni, $BTC si deprezza solo dell’1,2%. Tuttavia, sul mensile siamo sotto del 5,5%.

Lo scenario potrebbe complicarsi ulteriormente. Rompere con convinzione al di sotto dei $108.000 aumenterebbe notevolmente le probabilità di ritornare al di sotto dei 100.000$, dove molta liquidità è in attesa. Eh sì, tutto vero: c’è la possibilità di togliere uno zero dalla valutazione e rimettere piede nel territorio a cinque cifre.

Questa zona centrale è il punto di equilibrio nel quale si stanno concentrando le oscillazioni infrasettimanali: saremo in grado di rompere gli estremi di questa lateralizzazione?

Tutti noi ovviamente auspichiamo ad una rottura rialzista. Questa consisterebbe in una conquista progressiva prima dei 115.000$ e successivamente dei 119.000 dollari. Tuttavia, dobbiamo guardare in faccia la realtà: stagionalità e flussi di mercato non sono dalla nostra parte, servirebbe davvero un miracolo. #BitcoinAnalysis
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Nuovi sviluppi da parte di Ondo Finance, che porta multi-chain Ondo Global Markets, la piattaforma proprietaria dedicata alla tokenizzazione degli asset. Dopo il debutto sulla blockchain di Ethereum lo scorso settembre Ondo Global Markets, si espande su $BNB Chain, portando oltre 100 azioni e fondi statunitensi sulla blockchain sviluppata da Binance. Con lo sbarco su BNB Chain, $ONDO apre i suoi prodotti agli oltre 3.4 milioni di indirizzi attivi sulla chain, con la possibilità di scambiare azioni come TSLA, NVDA, AAPL, nonché ETF a replica di indici come Standard & Poor’s 500 e Nasdaq 100. L’apertura delle azioni on-chain su BNB chain potrebbe così portare nuovi casi d’uso e nuovo valore all’interno della rete, spinta dall’attuale Hype e dagli ampi volumi. Secondo RWA ad oggi, il settore delle azioni on-chain ha un valore di circa $700 milioni di dollari dei quali, quasi il 40% è relativo ai prodotti offerti dalla stessa Ondo Finance. #BNBChain #OndoFinance
Nuovi sviluppi da parte di Ondo Finance, che porta multi-chain Ondo Global Markets, la piattaforma proprietaria dedicata alla tokenizzazione degli asset.

Dopo il debutto sulla blockchain di Ethereum lo scorso settembre Ondo Global Markets, si espande su $BNB Chain, portando oltre 100 azioni e fondi statunitensi sulla blockchain sviluppata da Binance.

Con lo sbarco su BNB Chain, $ONDO apre i suoi prodotti agli oltre 3.4 milioni di indirizzi attivi sulla chain, con la possibilità di scambiare azioni come TSLA, NVDA, AAPL, nonché ETF a replica di indici come Standard & Poor’s 500 e Nasdaq 100.

L’apertura delle azioni on-chain su BNB chain potrebbe così portare nuovi casi d’uso e nuovo valore all’interno della rete, spinta dall’attuale Hype e dagli ampi volumi. Secondo RWA ad oggi, il settore delle azioni on-chain ha un valore di circa $700 milioni di dollari dei quali, quasi il 40% è relativo ai prodotti offerti dalla stessa Ondo Finance. #BNBChain #OndoFinance
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Nel cuore del XVII secolo, nei Paesi Bassi in piena epoca d’oro, una semplice pianta esotica, ossia il fiore del tulipano, divenne simbolo di un’esuberanza speculativa senza precedenti. Apparsa in Europa solo qualche decennio prima grazie a coloni e botanici, la pianta si trasformò rapidamente da curiosità floreale a bene di lusso, ricercato dall’aristocrazia e dai mercanti fiamminghi. Man mano che la domanda cresceva, i bulbi più rari, in particolare quelli “spezzati” (con venature particolari causate da un virus), divennero oggetti di lusso e status simbol. A partire dal 1634 circa, i prezzi iniziarono a salire in modo drammatico, con contratti e promesse d’acquisto stipulati per bulbi da consegnare mesi dopo. All’apice della mania, si racconta che un singolo bulbo potesse valere cifre pari a decine di volte lo stipendio annuale di un artigiano qualificato. Ma come tutte le bolle, anche quella dei tulipani non poteva durare. Nel febbraio 1637 la fiducia vacillò, i compratori scomparvero, i contratti non vennero onorati e il mercato collassò. Tutto ciò in poche settimane, come da prassi delle bolle: più sono grandi, più scoppiano alla svelta e fanno rumore. Nonostante il mito popolare dipinga questa storia come un dramma economico profondo, molte ricerche moderne sottolineano che l’impatto sull’economia olandese fu più limitato di quanto tradizionalmente narrato. In ogni caso, resta un evento di portata non indifferente, soprattutto per le modalità che anche oggi possiamo ritrovare nelle bolle contemporanee. #TulipBubble
Nel cuore del XVII secolo, nei Paesi Bassi in piena epoca d’oro, una semplice pianta esotica, ossia il fiore del tulipano, divenne simbolo di un’esuberanza speculativa senza precedenti.

Apparsa in Europa solo qualche decennio prima grazie a coloni e botanici, la pianta si trasformò rapidamente da curiosità floreale a bene di lusso, ricercato dall’aristocrazia e dai mercanti fiamminghi.

Man mano che la domanda cresceva, i bulbi più rari, in particolare quelli “spezzati” (con venature particolari causate da un virus), divennero oggetti di lusso e status simbol. A partire dal 1634 circa, i prezzi iniziarono a salire in modo drammatico, con contratti e promesse d’acquisto stipulati per bulbi da consegnare mesi dopo.

All’apice della mania, si racconta che un singolo bulbo potesse valere cifre pari a decine di volte lo stipendio annuale di un artigiano qualificato.

Ma come tutte le bolle, anche quella dei tulipani non poteva durare. Nel febbraio 1637 la fiducia vacillò, i compratori scomparvero, i contratti non vennero onorati e il mercato collassò. Tutto ciò in poche settimane, come da prassi delle bolle: più sono grandi, più scoppiano alla svelta e fanno rumore.

Nonostante il mito popolare dipinga questa storia come un dramma economico profondo, molte ricerche moderne sottolineano che l’impatto sull’economia olandese fu più limitato di quanto tradizionalmente narrato. In ogni caso, resta un evento di portata non indifferente, soprattutto per le modalità che anche oggi possiamo ritrovare nelle bolle contemporanee. #TulipBubble
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Il colosso bancario JPMorgan spinge in alto sulle possibili valutazioni di un token Base, legato all’omonimo layer 2 di proprietà dell’exchange quotato al Nasdaq. Secondo un recente report dell’istituto, il possibile lancio di un token BASE da parte di Coinbase potrebbe ottenere un valore compreso tra $12 e $34 miliardi di valore in termini di capitalizzazione di mercato. Lanciata nell’estate del 2023, Base oggi ricopre un ruolo dominante tra tutti i principali layer 2 di Ethereum. Con oltre $5 miliardi di TVL e oltre 9 milioni di transazioni giornaliere, Base è attualmente il layer 2 principale sul mercato, davanti ai competitor Arbitrum, Linea e Mantle. Per la banca, il token rappresenterebbe la naturale estensione del modello Coinbase. Un modello che, dopo esser stato il primo exchange quotato al Nasdaq, presente ora come singola azione all’interno dell’indice Standard & Poor’s 500, unisce finanza e DeFi. #BaseChain
Il colosso bancario JPMorgan spinge in alto sulle possibili valutazioni di un token Base, legato all’omonimo layer 2 di proprietà dell’exchange quotato al Nasdaq.

Secondo un recente report dell’istituto, il possibile lancio di un token BASE da parte di Coinbase potrebbe ottenere un valore compreso tra $12 e $34 miliardi di valore in termini di capitalizzazione di mercato.

Lanciata nell’estate del 2023, Base oggi ricopre un ruolo dominante tra tutti i principali layer 2 di Ethereum. Con oltre $5 miliardi di TVL e oltre 9 milioni di transazioni giornaliere, Base è attualmente il layer 2 principale sul mercato, davanti ai competitor Arbitrum, Linea e Mantle.

Per la banca, il token rappresenterebbe la naturale estensione del modello Coinbase. Un modello che, dopo esser stato il primo exchange quotato al Nasdaq, presente ora come singola azione all’interno dell’indice Standard & Poor’s 500, unisce finanza e DeFi. #BaseChain
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Il bene rifugio per eccellenza, l’oro, ha vissuto una delle peggiori correzioni della sua storia recente, bruciando in due giorni oltre 2,500 miliardi di dollari capitalizzazione. In altre parole, ha spazzato via una somma pari all’intero valore del mercato di $BTC . La flessione dell’8% avvenuta nelle ultime 48 ore rappresenta il peggior calo a due giorni dal 2013, e riporta alla mente i dump storici dei mercati delle materie prime. È arrivata dopo settimane di “gold frenzy”, in cui il mercato aveva assistito a un picco di domanda per oro fisico, ETF e asset tokenizzati. La FOMO sembra aver alimentato l’ultima gamba rialzista, e ora le prese di profitto hanno spazzato via i meno esperti. Ma l’8% di ribasso è un’anomalia anche nel lungo periodo, tanto che simili correzioni si sono verificate solo 21 volte dal 1971, anno della fine del gold standard. Con una capitalizzazione di circa 2,200 miliardi di dollari, l’intero ecosistema crypto impallidisce di fronte alle dimensioni del mercato dell’oro. Eppure, la recente volatilità dell’oro ha messo in discussione anche il mito della sua invulnerabilità, avvicinandolo paradossalmente al comportamento di Bitcoin durante i periodi di stress di mercato #GoldETF #GOLD
Il bene rifugio per eccellenza, l’oro, ha vissuto una delle peggiori correzioni della sua storia recente, bruciando in due giorni oltre 2,500 miliardi di dollari capitalizzazione. In altre parole, ha spazzato via una somma pari all’intero valore del mercato di $BTC .

La flessione dell’8% avvenuta nelle ultime 48 ore rappresenta il peggior calo a due giorni dal 2013, e riporta alla mente i dump storici dei mercati delle materie prime. È arrivata dopo settimane di “gold frenzy”, in cui il mercato aveva assistito a un picco di domanda per oro fisico, ETF e asset tokenizzati.

La FOMO sembra aver alimentato l’ultima gamba rialzista, e ora le prese di profitto hanno spazzato via i meno esperti. Ma l’8% di ribasso è un’anomalia anche nel lungo periodo, tanto che simili correzioni si sono verificate solo 21 volte dal 1971, anno della fine del gold standard.

Con una capitalizzazione di circa 2,200 miliardi di dollari, l’intero ecosistema crypto impallidisce di fronte alle dimensioni del mercato dell’oro. Eppure, la recente volatilità dell’oro ha messo in discussione anche il mito della sua invulnerabilità, avvicinandolo paradossalmente al comportamento di Bitcoin durante i periodi di stress di mercato #GoldETF #GOLD
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The Bitcoin Power Law (BPLT) is a predictive model developed by Giovanni Santostasi, a former astrophysicist and physics professor, which posits that $BTC price and key network metrics follow a power law relationship over time. This theory suggests that Bitcoin's growth is not random but governed by a systematic, mathematically predictable pattern, similar to natural phenomena such as the metabolic rates of mammals or the spread of pandemics. Santostasi identifies the power law exponent for $BTC price as approximately 5.8, indicating a large and steady expansion that outpaces linear growth but remains below exponential escalation. This exponent arises from the iterative feedback loops within the Bitcoin network, particularly the difficulty adjustment mechanism, which ensures that increased mining power (hash rate) leads to higher network security, thereby attracting more users and further increasing value. This self-reinforcing cycle—where output becomes input—creates a power law relationship not only between price and time but also between price, hash rate, transactions, and active addresses. The model demonstrates scale invariance, meaning the growth pattern remains consistent regardless of the magnitude of Bitcoin's price, suggesting that its trajectory is predictable and systemic. Historical data shows that Bitcoin's price has exhibited this scale invariance for over 15 years, growing by several orders of magnitude. Based on this model, Santostasi has made several predictions: a peak price of $210,000 in January 2026, followed by a decline to around $60,000, with a long-term projection of $1 million by 2033 and $10 million by 2045. The model also suggests that the next Bitcoin halving event will trigger a new phase of explosive growth, potentially leading to a price peak 10x to 15x the post-halving bottom. #PowerLaw
The Bitcoin Power Law (BPLT) is a predictive model developed by Giovanni Santostasi, a former astrophysicist and physics professor, which posits that $BTC price and key network metrics follow a power law relationship over time. This theory suggests that Bitcoin's growth is not random but governed by a systematic, mathematically predictable pattern, similar to natural phenomena such as the metabolic rates of mammals or the spread of pandemics.

Santostasi identifies the power law exponent for $BTC price as approximately 5.8, indicating a large and steady expansion that outpaces linear growth but remains below exponential escalation. This exponent arises from the iterative feedback loops within the Bitcoin network, particularly the difficulty adjustment mechanism, which ensures that increased mining power (hash rate) leads to higher network security, thereby attracting more users and further increasing value. This self-reinforcing cycle—where output becomes input—creates a power law relationship not only between price and time but also between price, hash rate, transactions, and active addresses.

The model demonstrates scale invariance, meaning the growth pattern remains consistent regardless of the magnitude of Bitcoin's price, suggesting that its trajectory is predictable and systemic. Historical data shows that Bitcoin's price has exhibited this scale invariance for over 15 years, growing by several orders of magnitude. Based on this model, Santostasi has made several predictions: a peak price of $210,000 in January 2026, followed by a decline to around $60,000, with a long-term projection of $1 million by 2033 and $10 million by 2045. The model also suggests that the next Bitcoin halving event will trigger a new phase of explosive growth, potentially leading to a price peak 10x to 15x the post-halving bottom. #PowerLaw
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